Un ricordo personale

Quando ho cominciato a studiare Bach, da ragazzino, avevo registrato un’audiocassetta dalla radio di papà con i piccoli preludi e le fughette suonate da Ralph Kirkpatrick. Credo di averla consumata a forza di risentirla…

Ralph Kirkpatrick è stato il musicista che ha favorito, nel XX secolo, la rinascita del clavicembalo, dall’era pionieristica di Wanda Landowska alla modernità, da improbabili strumenti dal suono terribilmente metallico alle meravigliose copie di strumenti del sei / settecento.

Leggendo “Reflections of an American Harpsichordist: Unpublished Memoirs, Essays, and Lectures of Ralph Kirkpatrick” mi sono trovato davanti ad una foto che ha risvegliato la mia memoria.

Il 25 novembre 1978 c’ero anch’io ad ascoltarlo al Teatro Ponchielli di Cremona.

Avevo 17 anni e ancora non potevo guidare. Mio padre Marcello (appassionatissimo di musica) mi prese con sé e nel pomeriggio facemmo un giro dei clienti nei dintorni di Crema e poi Cremona (era rappresentante di prodotti vinicoli).

Ricordo che c’era una nebbia quasi impenetrabile quando arrivammo al Teatro di Cremona. Con l’entusiasmo della gioventù convinsi mio padre a lasciarmi provare a raggiungere il camerino del Maestro.

Quella sera fu per me una lezione non solo musicale, ma anche umana. Questo gigante della musica mi lasciò accedere al palco, ancora con il sipario chiuso, dove si trovava seduto come in meditazione, senza preoccuparsi di perdere la concentrazione. Ancora non lo sapevo, ma in quel momento mi accorsi che aveva perso la vista.

Mi chiese qualche informazione su di me, sui miei studi musicali e sorrise compiaciuto quando gli comunicai che il mio maestro di Organo e Composizione Organistica era Giuseppe Peirolo, già studente del suo amico e collega Ferruccio Vignanelli. “Ah, bravissimo!” disse in italiano.

Poi si accinse a firmare il programma della serata, ma io mi ero portato il primo volume della sua edizione completa delle sonate di Scarlatti, la biografia ed egli me li autografò.

Lo ringraziai, emozionatissimo, poi andai a prendere posto accanto a papà Marcello per il concerto.

Quello che vidi ed ascoltai non lo dimenticherò per tutta la vita. Quell’uomo aveva perso la vista in tarda età eppure diede una prova incredibile delle capacità dell’essere umano di superare le difficoltà, anzi, addirittura di trasformarle in punti di forza.

Per raggiungere il clavicembalo sul palco seguì un filo, poi toccò il bordo dello strumento, individuò il sedile e si accomodò. Ma qui accadde l’impossibile: allargò le braccia per tastare i bordi esterni del clavicembalo, come per saggiarne le misure, poi senza toccare la tastiera posizionò le mani ed iniziò a suonare una bellissima sonata di Domenico Scarlatti.

Fu un concerto meraviglioso, ricco di colori e sfumature che non pensavo che il clavicembalo potesse avere, e l’ho sempre conservato nel cuore…

E sono contento di avervelo potuto raccontare, ricordando anche papà Marcello e il mio maestro Giuseppe Peirolo.

Scarica il programma e la presentazione del concerto.


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