Quando ascolto Roll, Jordan Roll mi viene alla memoria un libro che la mia prof. di lettere delle medie, Annamaria Bruzzone, ci fece leggere come testo di narrativa. Era “Ragazzo Negro” di Richard Wright, l’autobiografia di uno dei più significativi scrittori di colore.
Sono grato per sempre alla professoressa perché ci ha aiutato ad immedesimarci nelle vite delle persone emarginate, segregate, disprezzate per il colore della loro pelle, o per le loro idee politiche o religiose. Leggere è stato un po’ come vivere un’altra vita, e vedere il mondo e le persone con i loro occhi.
Roll, Jordan Roll è un canto spiritual che esprime la speranza in una vita migliore, la speranza di ritrovare il fratello seduto in riva al fiume nel Regno. Ma ci ricorda anche che il Regno dobbiamo realizzarlo ora: i versi del canto evocavano, per le persone di colore, il percorso della fuga verso la libertà; il fiume era la via, il Regno erano gli stati del nord nei quali la schiavitù era illegale. Resiliente è il materiale di cui è composto il fiume della la vita…
Nel 1995, con il Coro Polifonico Moncalvese, partecipammo allo spettacolo “America” con la Moncalvo Big Band, con arrangiamenti e direzione di Sergio Paolo Demartini, e avemmo il piacere di cantarne una sua armonizzazione, con Sauro Pastrone alla batteria, Giuseppe Scaiola al basso elettrico e io come improbabile pianista jazz…

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